Laura Carlotta Gottlob


body concrete costituisce il terzo momento del ciclo the body series: una serie di mostre concepite come work in progress le cui tematiche si confrontano nell’uso del video e delle installazioni ad esso connesse.

Le prime due mostre si sono tenute rispettivamente:
nel 2013, con il titolo body in abstraction, presso il St John’s College di Oxford, in collaborazione con ZKM Karlsruhe, Mao (Modern Art Oxford) e University of Oxford; nel 2015, con il titolo body interference, presso il Kuenstlerhaus di Vienna.

Gli artisti di body concrete usano il linguaggio del video per esplorare i corpi nel loro rapporto con il mondo. L'ambiguità dei termini "corpo" e "concreto" e la loro variabilità combinabile giocano qui un ruolo decisivo.
Così accade che il corpo appare come un soggetto o un oggetto, occupa spazio e ha massa o diventa simbolo come una forma imitativa dell'uomo. Concretamente, si tratta di diversi corpi in diversi stati di esistenza e stati di essere fino a "arte concreta", che, lontano da un corpo concreto, diventa una struttura geometrica astratta e che in matematica può essere un corpo. In tal modo, l'aspetto performativo, la messa in scena e l'auto-presentazione del corpo aprono conclusioni sull'intenzione interiore e artistica.

Gli artisti in catalogo rientrano nella tradizione europea dell’arte concettuale.

Anna Jermolaewa è un'artista russa il cui lavoro fotografico e video è impegnato nella storia e nella società russa e sovietica.

Elizabetta Di Sopra è una videoartista italiana le cui opere esplorano il rapporto tra natura e essere umano.

Barbara Doser è un'artista video austriaca che utilizza in particolare la tecnologia di video- feedback per generare forme per la loro materializzazione.

Hofstetter Kurt è un artista concettuale e compositore austriaco. È famoso per il suo progetto universale Sunpendulum, la nuova forma d'arte Ambient Tactile Art e la nuova Supersammetric Composition Technique.

Peter Weibel è un videoartista concettuale pioneristico. È direttore dello ZKM - Centre for Art and Technology di Karlsruhe.

 

the body series – body concrete
curatore - Laura Carlotta Gottlob

Anna Jermolaewa

Trying to Survive, Video, 3 min, 2000

Il video "Trying to Survive" mostra una storia che a prima vista sembra innocente e fiabesca e che invece si trasforma in distruzione, tragedia e annientamento. Metafora di un eccidio.

 

Elisabetta Di Sopra

Still, video, 1min, 2009

Still è una pausa, uno stato di sospensione che può durare un’eternità. Come le onde del mare, il tempo futuro e quello passato si rincorrono, si riavvolgono, si ripetono all’infinito.
(Elisabetta Di Sopra)

Nel video Still l'immobilità di due corpi - una donna vivente e una figura maschile - è in contrasto con i movimenti delle onde su una spiaggia sabbiosa. I corpi affondano nella sabbia molto al di sotto della vita. Sono allo stato selvatico, ma allo stesso tempo sono prigionieri del ciclo naturale, la ripetizione degli stessi, come nel loop del video: Natura e tecnologia diventano sinonimi di un cerchio chiuso che può essere ripetuto all'infinito.

Untitled, video, 1:18 min, 2007

Il seno della madre non smette di gocciolare al richiamo di suo figlio. Questa situazione di privazione non ha soluzione: il bambino continua a piangere, il seno a lasciare che vada sciupato il suo prezioso contenuto. Vuole essere una riflessione sulla retorica dei buoni sentimenti che custodisce e difende l’amore materno come la forma più sacra e indubitabile delle relazioni.
(Elisabetta Di Sopra)

Nel video "Untitled" (2007) sono visibili due seni da cui sgocciola latte. Verso la fine del film si sentono le urla insistenti di un bambino. I seni sono scultorei e esaltati da un forte chiaroscuro creato da una luce artificiale. Cio' assimila l'immagine a forme naturali (rocce, rilievi, vallate) che alludono alla forza vitale della natura. Il film riprende i miti antichi in cui la fertilità umana e il ciclo della natura appaiono come un continuum. Dato che si vede solo un torso e nient'altro, la visione della donna mostrata esclude ogni pathos. Il pathos si inserisce invece successivamente nella sonorita' del pianto infantile. (Laura Carlotta Gottlob)

 

Peter Weibel

Die Kommunikation ist das Medium (TV-Tod II), Video, 1972

Il giornalista fumando trasmette le notizie fino a che la nuvola di fumo diventa il messaggio, soffoca il giornalista stesso che tossisce e si insinua nei meccanismi tecnici che si offuscano. Il medium televisivo ha il sopravvento rispetto al contenuto del messaggio che viene alterato e modificato fino a diventare incomprensibile. Questo video e' allusivo di una comunicazione che non solo e' confusa, ma anche aleatoria, opinabile e mai oggettiva.
(Laura Carlotta Gottlob)

 

Fingerprint, Video, 1968

L'artista ha impresso direttamente sulla pellicola le sue impronte digitali. Dunque il film non è una ripresa filmica, ma uno stigma di se stesso. L'impronta della punta del pollice ha lasciato particelle di inchiostro secco sparse casualmente, facendo perdere la percezione dell'immagine base di cui l'artista voleva lasciar traccia. L'impronta digitale non è solo linguaggio universale, ma sintesi identificativa e fisica. Il film non è stato creato come una scia di luce, ma come una traccia tattile.
(Laura Carlotta Gottlob)

 

 

Hofstetter Kurt e Barbara Doser – Parallel Media

dream ́sdreams III, video installation, 12 min loop, 2018

L'installazione audiovisiva "dream'sdreams" mette in contatto e coinvolge lo spettatore con la dimensione onirica, attraverso la proiezione di segni luminosi su una vaga superficie impalpabile (tessuto bianco), che si unisce alle vibrazioni sonore composte sinesteticamente. Immersi in tutto cio', i visitatori perdono la dimensione concreta dello spazio fisico. Il loro corpo viene proiettato sulla superficie impalpabile, diventando anch'esso una visione, un'apparenza. Apparenza come nei sogni. Dream's dream's aiuta a sognare, a guardare oltre l'orizzonte ... verso un punto infinitamente distante, in un altrove imprecisato.
(Laura Carlotta Gottlob)

 

Barbara Doser

3 grazie - grazie tante, videoloop, 12 min, 2018

In un trittico bidimensionale, corpi femminili fluorescenti attraversano, con movenze aggraziate, un'atmosfera percorsa da linee ondulate. Attraverso una sovrapposizione sensoriale, si comunica all'occhio la valenza tattile. Le tre grazie rappresentano un archetipo del femminile: grazia, fascino, bellezza, gioia e serenità. Sono valori estetici astratti che sono proiettati sulla donna da un background socio-culturale, confermati come ideali fino ai giorni nostri e portati avanti come un'eredità. Con il polemico grazie tante l'artista vuole prendere le distanze da tutto cio'.
(Laura Carlotta Gottlob)